Scala una montagna, purifica il tuo spirito

Rimani vicino al cuore della Natura… e ogni tanto staccati e scala una montagna o trascorri una settimana nei boschi. Purifica il tuo spirito.

[John Muir, dichiarazione citata da Samuel Hall Young in Alaska Days with John Muir, 1915.]

Purificare lo spirito, ritemprare l’anima, rigenerare la mente. Questo può fare la montagna e la Natura in generale ed è una cura sistematicamente necessaria: chi non crede di averne bisogno è il malato, in realtà.

La montagna, lo sci e l’Italia che cambia

Sul giornale “Italia che cambia”, con un bell’articolo pubblicato lo scorso 26 febbraio dal titolo “Oltre le piste da sci: Olimpiadi, crisi climatica e nuove prospettive per il turismo montano”, Elisa Cutuli ha analizzato in maniera esemplare l’attuale realtà turistica (e non solo) di fatto della montagna italiana da una prima prospettiva post-olimpica, contestuale alle considerazioni che si stanno cominciando a elaborare sui Giochi di Milano Cortina appena conclusi. Olimpiadi che se da un lato hanno generato un legittimo e ovvio entusiasmo, dall’altro hanno sollevato numerose criticità politiche, economiche, sociali, ambientali e per certi aspetti amplificato il nodo cruciale di questi grandi eventi e in generale del turismo montano di massa: la sostenibilità degli sport invernali in un’epoca segnata dagli effetti sempre più evidenti della crisi climatica.

Ringrazio molto Cutuli perché, tra le varie voci citate a sostegno delle argomentazioni proposte, ha ripreso e commentato un mio articolo di qualche settimana fa nel quale ho presentato e commentato l’esperienza post-sciistica di Teglio, località della Valtellina non lontana dalle sedi olimpiche che quest’anno per diverse ragioni non ha aperto gli impianti di risalita e sta registrando un’affluenza di visitatori come da tempo non capitava, smentendo i timori degli stessi operatori turistici locali i quali, con le piste chiuse, paventavano un disastro. Invece stanno registrando un gran successo, il quale alimenta alcune inevitabili riflessioni al riguardo: «L’alternativa alle piste da sci è avviare una vera transizione investendo in un turismo diversificato e distribuito lungo tutto l’anno – scrive Cutuli, «Se c’è neve si scia, se non c’è si cammina, si pedala, si arrampica o si vive il territorio valorizzando cultura e comunità locali. Significa creare posti di lavoro duraturi e costruire un turismo più inclusivo, a differenza di un’industria sciistica destinata a ridursi progressivamente, sempre più concentrata nelle mani di grandi gruppi e accessibile a un pubblico benestante.»

Cutuli riporta anche le considerazioni – assolutamente autorevoli – di Vanda Bonardo, responsabile Alpi di Legambiente e presidente di CIPRA Italia, la quale ricorda che «Lo sviluppo dello sci – spesso accompagnato da importanti operazioni edilizie e speculative – ha generato ricchezza diffusa e creato molti posti di lavoro, ma allo stesso tempo ne ha distrutti altri, affermandosi come una vera e propria monocultura. Un’industria fondata quasi esclusivamente sullo sci ha finito per semplificare il tessuto economico delle vallate. Oggi in molte località gran parte dell’economia ruota attorno a un unico settore, si lavora nella ristorazione o si gestisce un impianto. Col tempo però è diventato evidente che questo modello diffuso non poteva reggere, né dal punto di vista economico né alla luce delle trasformazioni climatiche in corso». In effetti, aggiunge Cutuli, molte attività agricole si sono drasticamente ridotte, almeno in alcune aree, e con esse si sono affievolite tradizioni e culture locali, progressivamente soppiantate dall’industria turistica. Questo modello ha favorito alcune località, rendendole ricche e attrattive, mentre altre sono rimaste ai margini, se non del tutto abbandonate, e ne è derivata una forte disparità tra territori.

Posta tale realtà di fatto, quali sono le prospettive per il futuro? Quali alternative possono tutelare le economie montane salvaguardando al tempo stesso l’ambiente e rispettando gli impegni di contrasto alla crisi climatica? A questi interrogativi – segnala l’articolo – sarà dedicato l’incontro “Nevediversa. La montagna e il clima che cambia”, in programma il 14 marzo alle 11.30 all’interno della manifestazione “Fa’ la cosa giusta!” a Fiera Milano Rho.

Interverranno Luca Mercalli, climatologo e divulgatore scientifico, la citata Vanda Bonardo, responsabile Alpi di Legambiente e presidente di CIPRA Italia, Sebastiano Venneri, responsabile Turismo di Legambiente e il sottoscritto. Un appuntamento (segnatevelo!) sul quale a breve vi darò maggiori dettagli e che, ne sono certo, garantirà ottimi e interessanti approfondimenti sui temi qui considerati, fondamentali per il futuro delle nostre montagne e per l’intera Italia – un paese in gran parte proteso nel mare ma fatto quasi tutto di montagne, è bene non dimenticarlo!

MONTAG/NEWS #19: cose interessanti da conoscere sulla realtà attuale delle nostre montagne

Si dice spesso che le montagne sono – o possono essere – un laboratorio di cittadinanza, termine da intendersi in tutto i suoi vari significati: di vita e vitalità, di residenzialità resiliente, di relazione sociale e culturale, di coesistenza ecologica, di impegno civico… ciò è tanto vero quanto ancora troppo poco considerato concretamente, al di là delle tante parole spese al riguardo. Anche per questo conoscere la realtà di fatto dei territori montani e rifletterci sopra è importante, emblematico, illuminante, non solo per le montagne stesse e le loro comunità ma per tutti noi – anche per chi in montagna non ci va mai.

Dunque, per alimentare la vostra conoscenza e la riflessione riguardo ciò che accade sulle montagne, eccovi una nuova mini-rassegna stampa di alcune delle notizie più interessanti relative a cose di montagna pubblicate in rete e sulla stampa la scorsa settimana, con i link diretti alle fonti originarie così da poterle approfondire a piacimento. Le notizie più recenti le trovate sulla home page del blog nella colonna di sinistra, aggiornata quotidianamente; qui invece trovate il loro archivio permanente.

Buone letture e buoni approfondimenti!


[Immagine tratta da www.gr.ch.]

LA CONVIVENZA TRA BIKERS E ESCURSIONISTI IN SVIZZERA

Si discute spesso della frequentazione condivisa di escursionisti e bikers dei sentieri di montagna, e non di rado emergono problematiche varie circa il rispetto reciproco, la sicurezza, la manutenzione dei tracciati. Nel Canton Grigioni (Svizzera) è attivo dal 2019 il progetto “Fairtrail”, che promuove la coesistenza improntata al rispetto tra amanti della mountain bike ed escursionisti che usano i percorsi per il traffico non motorizzato delle montagne grigionesi. La campagna mira a sensibilizzare gli utenti nei confronti del prossimo, della natura, dell’agricoltura e degli animali selvatici, e qualche giorno fa sono stati pubblicati i riscontri al riguardo per l’anno 2025, con i reclami registrati e i risultati ottenuti dalle campagne di sensibilizzazione.


QUANTO HANNO “FRUTTATO” LE OLIMPIADI?

Arrivano le prime stime su quanto abbiano “fruttato” le Olimpiadi di Milano Cortina: le propone il quotidiano finanziario “Italia Oggi” (ripreso da “MilanoToday”) che parla di «Almeno un miliardo e 300 milioni di euro. La parte del leone va ai diritti televisivi (570 milioni), quasi eguagliati dalle sponsorizzazioni (550 milioni). Più bassi i ricavi della vendita dei biglietti. Esclusi però i ricavi da merchandising e altre voci che ancora non è possibile definire». Il raggiungimento del pareggio di bilancio operativo è stimato a 1,7 miliardi di euro, tuttavia, anche considerando le stime sull’indotto olimpico, sembra alquanto lontano il pareggio complessivo con i circa 7 miliardi di costi olimpici (molto lievitati rispetto alle stime iniziali, e senza contare gli extra costi) e con gli elevati “costi ambientali” la cui determinazione economica è molto difficile.


IDROELETTRICO, LA MONTAGNA COME UN BANCOMAT

Il Comitato del Grande Idroelettrico, che riunisce rappresentanti di territori montani per tutelare gli interessi locali nel rinnovo delle concessioni idroelettriche, denuncia la situazione di stallo al riguardo: «Il rinnovo delle concessioni idroelettriche in Italia è fermo a un binario morto, intrappolato tra l’inerzia del Governo, i timori sulla reciprocità europea e il ruolo dei grandi produttori. Come comitato esprimiamo forte preoccupazione per la direzione che sta prendendo anche Regione Lombardia con le voci e le uscite della stampa sulla quarta via, l’ennesima proroga condizionata per i grandi produttori. La montagna non è un bancomat per i colossi dell’energia!»


[Immagine tratta da www.planetmountain.com.]

IL PRIMO “CLIMBING PARK” INTERNAZIONALE

Tra Val Masino e Val Bregaglia sta per nascere il primo Climbing Park internazionale, grazie a un progetto transfrontaliero del valore di 1,2 milioni di Euro che unirà i graniti di Grigioni e Valtellina, uno dei territori alpini più apprezzati a livello europeo per la qualità paesaggistica e per l’arrampicata su granito. Il progetto si chiama “APICI”, acronimo di Attuazione del Polo Internazionale del Climbing Interconnesso, e non vuole essere un comune piano di sviluppo territoriale ma un modello di governance replicabile anche in altri contesti alpini: valorizzare senza snaturare, rendere accessibile senza massificare, educare invece di limitarsi a promuovere.


[Immagine tratta dalla pagina Facebook del Comune di Civitella Alfedena.]

CIVITELLA ALFEDENA, TURISMO SENZA IMPIANTI CON SUCCESSO

Tra i paesi di montagna italiani che riescono a fare a meno di piste da discesa e di impianti spicca Civitella Alfedena, località che mezzo secolo fa ha simboleggiato la rinascita dell’allora Parco Nazionale d’Abruzzo e poi di tutte le aree protette italiane. Un’amministrazione giovane e aperta alla collaborazione con il Parco, l’apertura a campeggiatori ed escursionisti, lo sviluppo di attività in ambiente praticabili tutto l’anno, la nascita dell’Area faunistica del Lupo e del vicino Museo… Risultatovari alberghi, b&b e ristoranti, quattro agenzie di guide escursionistiche, tre alimentari, alcune nuove botteghe artigiane e un paese unito e attivo con una vitalità economica certificata. Un paese che sta sapendo costruirsi un buon futuro, insomma.


L’IMPATTO DELLE OLIMPIADI SUI TERRITORI COINVOLTI

Un progetto di ricerca dell’Università di Bergamo, curato dal ricercatore Francesco Antonelli, sta indagando l’impatto dei Giochi Olimpici di Milano Cortina sui territori coinvolti e si interroga su benefici e criticità dell’eredità olimpica. Dalle grandi infrastrutture alla vita quotidiana delle comunità alpine, i Giochi mettono alla prova il rapporto tra città e montagna: «La vera legacy – rimarca Antonelli – non sta tanto nelle infrastrutture o nella visibilità turistica, ma nel rafforzare un territorio di per sé fragile senza snaturarlo e senza che si generino squilibri ambientali e sociali. La legacy si gioca tutta nel cercare di mettere al centro la montagna.» Osservazioni perfette e condivisibili, ma non sembra che i dirigenti olimpici le abbiano tenute in considerazione.

L’overtourism sulle Alpi, un secolo e mezzo fa

[Carrozze lungo la strada dello Stelvio a metà Ottocento. Fonte: Lithogr. Mansfeld & Comp, Vienna, ca.1850.]

Quando per la prima volta venni nelle Dolomiti, erano ben diverse da quelle di oggi. I forestieri non le visitavano ancora e gli unici a frequentare la strada d’Ampezzo erano i famigli con i loro grossi carri. Anche allora c’era gran movimento nella regione, ma riguardava la dura attività dei montanari di quel tempo. Oggi il pesante carro da trasporto ha lasciato il posto al landau e il grembiule blu del conducente all’abito elegante del turista. E molti cacciatori sono diventati guide alpine.

A Dobbiaco siamo giunti chi dal Brennero e chi dalla valle della Drava. Una fitta frotta di turisti si accalca all’uscita del treno sovraffollato, lieta di lasciare il fumante cavallo a vapore e di poter respirare a pieni polmoni la fresca aria di montagna.

Sono passaggi tratti da “Le Alpi in 30 montagne” di Enrico Camanni (libro di cui ho scritto qui) e si direbbero descrizioni della realtà turistica attuale, se non fosse per alcuni riferimenti inequivocabilmente d’antan. In ogni caso raccontano un turismo evidentemente ben sviluppato fatto di «fitte frotte di turisti» benestanti di evidente provenienza cittadina, di sovraffollamenti, di montanari che nel turismo ci lavorano… Sembra la realtà attuale, come detto; invece la prima citazione riporta le impressioni del grande alpinista austriaco Paul Grohmann ed è del 1877, mentre la seconda è dell’alpinista tedesco Theodor Wundt e risale al 1887. Sicuramente i flussi turistici di allora erano meno ingenti di quelli di oggi ma, proporzionalmente al tempo, ai luoghi com’erano in quegli anni e alla dimensione culturale dell’epoca, generavano un impatto non indifferente e in molti aspetti assimilabile – fatte le debite proporzioni, ribadisco – a quello attuale.

Questo per dire che oggi stiamo parlando correntemente di overtourism, di industria del turismo e di problematiche conseguenti ma tale realtà non è nata oggi, nemmeno ieri o vent’anni fa ma allora, a fine Ottocento, quando si intuì che la villeggiatura montana poteva diventare qualcosa di sempre più gradito al pubblico e dunque generare buoni affari. Così si cominciò a sviluppare l’economia del turismo in chiave moderna, elaborando immaginari e modelli ancora oggi in uso, ma in parallelo non si è mai sviluppata un’ecologia del turismo, e una conseguente gestione politica oculata dei territori, delle loro specificità, delle risorse, del portato sulle località coinvolte e sulle loro comunità. È passato un secolo e mezzo nel quale il turismo è stato lasciato andare in maniera incontrollata perché faceva guadagnare molti e ciò ne nascondeva gli impatti negativi. Fino ad arrivare agli estremi, sovente parossistici, dell’overtourism contemporaneo e a tutto il resto.

[Qualche estate fa lungo la strada che sale alle Tre Cime di Lavaredo.]
In fondo tutto ciò non è direttamente colpa del turismo e tanto meno dei turisti, ma dell’uso distorto, esclusivo e viepiù alienato dai contesti montani che se n’è fatto. È un problema di cecità: di non aver visto dove fosse il limite da non superare e dunque averlo oltrepassato, pure di corsa, solo per continuare a inseguire profitti e tornaconti. Almeno a fine Ottocento c’erano i landau per le strade alpine, non i SUV di oggi!

Le vacche? Fanno latte!

Accarezzo tra le corna le vacche di mio padre, irrequiete come me. Rasente alle vacche, in uno stretto passaggio, passano le belle automobili, qualcuno ci fa delle fotografie. Sul treno c’è gente che guarda da dietro i vetri, chiusi; altri si sporgono, battono le mani. Gli automobilisti procedono lentamente, guardano che le vacche non urtino le loro macchine. Una donna, molto bella, coi guanti, sporge la testa bionda da un finestrino e chiede «Fanno niente queste mucche?». Fanno latte, penso, ma la donna è molto bella e sorride gentile, allora l’assicuro che proprio non deve aver paura.

(Giovanni OrelliL’anno della valangaEdizioni Casagrande, 1991-2017, pag.106; 1a ed. Mondadori 1965.)

Già, di quelle persone (e sono tante, per inciso) che si chiedono se facciano qualcosa, le vacche sui pascoli di montagna, io mi chiedo: ma che ci sono venute a fare quelle persone in montagna a guardare (senza osservare) le vacche?

Poi inevitabilmente sì che fanno qualcosa, alcune vacche a certe persone che salgono in montagna. Che vuoi dirgli?