Nell’anno delle Olimpiadi Invernali di Milano Cortina gli impianti sciistici continuano a rimanere aperti grazie all’innevamento artificiale e a significative sovvenzioni pubbliche; i ghiacciai, fondamentale riserva idrica, ma anche elementi di garanzia per la stabilità della montagna, si stanno ritirando drammaticamente; le discussioni sulla necessità di una transizione a noi modelli turistici, oltre che ecologici, sono frequenti ma di rado dalle parole si riesce a passare ai fatti. In tale realtà di fatto, comune a tutti i territori montani italiani, quali sono le prospettive per il futuro? Quali alternative si possono proporre per tutelare le economie della montagna e allo stesso tempo garantire la tutela degli ambienti e il rispetto delle misure di lotta al cambiamento climatico?
Ne discuteremo con il climatologo e divulgatore scientifico Luca Mercalli, Vanda Bonardo responsabile Alpi Legambiente e presidente CIPRA Italia, il responsabile Turismo di Legambiente Sebastiano Venneri e con il sottoscritto in qualità di studioso dei paesaggi montani e curatore – insieme alla stessa Bonardo e a Maurizio Dematteis, direttore dell’Associazione Dislivelli – della Carovana dell’Accoglienza Montana, un progetto in costruzione sotto l’egida di Legambiente Alpi il quale lavora sul nuovo turismo sostenibile e consapevole che si sta sviluppando un po’ ovunque sulle Alpi italiane con crescente successo.
Sarà un appuntamento (segnatevelo!) che, ne sono certo, garantirà ottimi e interessanti approfondimenti sui temi citati, assolutamente fondamentali per il futuro delle nostre montagne e per l’intera Italia – un paese in gran parte proteso nel mare ma fatto quasi tutto di montagne, è bene non dimenticarlo!
Come sempre, se potrete partecipare, sarà bello incontrarci e chiacchierare insieme peraltro in un evento come “Fa’ la cosa giusta” estremamente interessante da visitare. Trovate qui tutte le info sulla fiera e su come visitarla, mentre qui potete prenotare il biglietto d’ingresso gratuito.
Come fare un viaggio attraverso le montagne europee e alcune delle loro realtà più significative: dai suggestivi e affascinanti Grotti di Cama, nel Grigioni italiano, ai Pirenei e alle loro stazioni sciistiche che cambiano pelle per affrontare la crisi climatica, ad un podcast pluripremiato che racconta l’anima nera delle Alpi, alla sempre più famigerata pista di bob olimpica di Cortina e allo sfavore montante in Svizzera verso la candidatura per i Giochi del 2038, fino alla “febbre” che anche il mese di febbraio appena concluso ha manifestato…
Ecco, è questo il “viaggio” tra le notizie della settimana che vi propone la nuova mini-rassegna stampa di alcuni dei fatti di montagna più interessanti sui quali si è scritto in rete e sulla stampa nei giorni scorsi, con i link diretti alle fonti originarie così da poterle approfondire a piacimento. Le notizie più recenti le trovate sulla home page del blog nella colonna di sinistra, costantemente aggiornata; qui invece trovate il loro archivio permanente.
Come sempre, buone letture e buoni approfondimenti!
LA LODEVOLE FONDAZIONE CULTURA E TERRITORIO DI CAMA
La salvaguardia delle radici culturali del territorio per costruire il futuro. È questa la missione che guida da anni l’operato della Fondazione Cultura e Territorio di Cama, divenuta ormai un punto di riferimento per la conservazione del patrimonio naturale e culturale del Moesano, nella Svizzera italiana. Un impegno costante e variegato che spazia dall’architettura rurale – con la cura dei famosi Grotti di Cama – alla cura dei sentieri, alla letteratura e all’arte e che, grazie alla stretta collaborazione con le autorità locali, permette alla Fondazione di svolgere un lavoro capillare che intreccia passato e presente, offrendo alla comunità di Cama e ai visitatori la possibilità di vivere appieno la bellezza del suo territorio.
ANCHE IN FRANCIA LO SCI DEVE FARE SPAZIO ALLE ATTIVITÀ PIÙ SOSTENIBILI
Sui Pirenei francesi, nella valle di Ossau (Nuova Aquitania), lo sci fa i conti con la crisi climatica: la stazione sciistica di Artouste, dotata di 25 km di piste tra 1400 e 2100 metri di quota, ha visto il suo modello turistico storico vacillare a causa della sempre maggiore scarsità di neve. Ma invece di affidarsi esclusivamente allo sci, Artouste ha intrapreso una profonda trasformazione: diversificazione annuale, una valutazione completa dell’impronta di carbonio, riduzione delle emissioni di gas serra e nuove partnership territoriali. Questa strategia deliberata, sostenuta dall’ADEME (Agenzia francese per la transizione ecologica) e mirata a stabilizzare l’economia locale senza esacerbare la pressione climatica, sta ottenendo un successo crescente.
UN PODCAST PLURIPREMIATO CHE RACCONTA «L’ANIMA NERA» DELLE ALPI
Sono molto contento per – e faccio i complimenti a – Simona Sala, il cui podcast “Sennentuntschi. Un viaggio nell’anima nera delle Alpi“, curato da Olmo Cerri, ha ricevuto domenica sera una menzione speciale al SonOhr Radio & Podcast Festival 2026 di Berna, il principale festival del settore in Svizzera. La giuria ha scelto di premiare Sennentuntschi «per il suo modo di raccontare una leggenda delle nostre montagne al tempo stesso informativa, immersiva e profondamente coinvolgente.» Una leggenda alpina vecchia di 500 anni, inquietante e oscura ma che forse così leggendaria e lontana nel tempo non è, anzi. Da ascoltare.
LA PISTA DI BOB DI CORTINA È GIÀ IN STATO DI QUASI ABBANDONO
Un rapporto di 45 pagine redatto a ridosso della fine delle Olimpiadi evidenzia una serie di problemi alla struttura con danni stimati ben oltre il milione di Euro, così gravi da far saltare i campionati italiani originariamente previsti dal 10 al 12 marzo. Il documento descrive un impianto trovato in condizioni di “quasi abbandono” a pochissimi giorni dalla fine delle gare, con spazi lasciati malmessi e diversi locali con strumentazioni da centinaia di migliaia di Euro trovati aperti. Come può un’infrastruttura appena utilizzata per un evento mondiale presentare danni per oltre un milione di Euro nel giro di poche settimane? La risposta, quale che sia, temo la dica lunga su cosa sono state realmente le Olimpiadi appena concluse.
LA FEBBRE (ALPINA) DI FEBBRAIO
Complice il divenire della crisi climatica, il mese di febbraio 2026 nelle Alpi è risultato in tutti i fattori meteoclimatici decisamente fuori asse rispetto alle medie storiche. Le stazioni di rilevamento di Meteosvizzera, ottimo riferimento per tutta la catena alpina, hanno fotografato una situazione più calda del solito: la temperatura media è stata di 1,3 °C, oltre 3,2 gradi sopra il valore medio del periodo di riferimento 1991-2020; febbraio 2026 figura attualmente tra i cinque mesi più caldi mai registrati in Svizzera dal 1864 a oggi. Ha piovuto e nevicato più del solito (per fortuna) ma con modalità del tutto discoste dalla consueta linearità stagionale e c’è stata meno luce solare, tutto ciò palesando di nuovo la condizione di hotspot climatico delle Alpi.
OLIMPIADI, GIGANTISMO O FESTA DELLO SPORT?
Come anticipavo in MONTAG/NEWS #13, la Svizzera vorrebbe ricandidarsi a ospitare le Olimpiadi invernali nel 2038, nonostante negli anni passati vari referendum popolari avevano bocciato le candidature proposte. Al momento la Confederazione Elvetica è l’unica candidata in dialogo con il CIO (il che fa ben capire come ormai il grande evento olimpico sia visto più come un fastidio che come un’opportunità), ma anche stavolta il dissenso non manca, sia da parte di alcuni Cantoni – Grigioni in primis – sia della popolazione: i sondaggi danno il “NO” maggioritario, e uno recente della RSI, l’emittente nazionale svizzera, che chiedeva se considerare le Olimpiadi Invernali “gigantismo” o “festa dello sport” ha visto prevalere il primo giudizio per il 54%.
[Ho chiesto a Google Gemini di creare un’immagine che desse l’idea di donne che comandano cose. Questo è il risultato.]Siamo nel 2026, la Santa Inquisizione per fortuna è finita da qualche secolo e i diritti fondamentali delle donne sono stati da tempo diffusamente riconosciuti (beh.. più o meno, e non solo nei paesi più illiberali): ma su 196 stati ufficialmente riconosciuti come tali al mondo (incluso Taiwan), oggi le donne occupano i ruoli di capo di stato o di governo in soli 25 paesi. In totale, si contano 19 donne Capo di Stato e 22 donne Capo di Governo a livello globale (considerando che in alcuni sistemi i ruoli possono sovrapporsi o essere distinti – sono dati ufficiali di UN Women riferiti al 1° gennaio 2025).
In pratica, a livello globale solo il 12% delle nazioni mondiali è guidata da una donna: poco più di un paese ogni dieci.
Secondo me è anche per questo che il mondo attuale va così male, governato com’è da uomini intellettualmente e umanamente rozzi, boriosi, prepotenti, ipocriti, ignoranti, immaturi, meschini, cialtroni. Non serve fare nomi dacché tanto ce sono ovunque, al governo dei nostri paesi e città come delle superpotenze planetarie.
Ovviamente tutte le “peculiarità” succitate le potrebbe manifestare anche una donna: ma sta proprio qui, a mio parere, il nocciolo della questione. Nocciolo di cui colgo alcuni aspetti interessanti e significativi che elenco di seguito:
Certo, ci sono comunque casi di donne di potere arroganti, ipocrite, ignoranti eccetera. Ma visto quante poche ce ne siano, al comando delle istituzioni sia su scala globale che a livello locale, il loro numero fa molto meno statistica di quello degli uomini e di ciò che comporta nella realtà corrente del mondo.
Visto come va il mondo, e quante poche donne lo comandano, se ce ne fossero di più al potere avremmo ben poco da perdere rispetto allo stato attuale delle cose, anzi: le qualità riconosciute delle donne facilmente genererebbero molti più benefici che svantaggi.
In ogni caso, quando una donna al potere manifesti le suddette peculiarità così diffuse tra i potenti maschi, spesso è dovuto al fatto che la donna in questione non sta facendo la donna ma si sta adeguando al modus operandi del potere maschile.Sta facendo l’uomo, insomma. Perché si adegua allo stato delle cose, appunto, perché vuole dimostrare di non essergli inferiore, vuole evitare di sentirsi delegittimata dalla cultura dominante diffusa e sfuggire dai conseguenti stereotipi…
D’altro canto, come scrive Martina Caronequi, «nella rappresentazione implicita del potere la leadership è ancora associata a tratti maschili: assertività, decisionismo, controllo», per questo a volte la donna, ottenuto un ruolo di comando, sembra vogliosa di dimostrare di avere le palle pure lei. Commettendo così un tragico errore, perché le palle non le ha, per fortuna. Ha ben altro di meglio, e quando se lo dimentica finisce per giustificare implicitamente – cito ancora Cardone – «l’idea che il potere non sia neutro, che abbia un sesso di default. E che le donne, per starci, debbano continuamente giustificarsi».
Dunque, io voglio e mi auguro che le donne al potere nel mondo diventino molte di più, la maggioranza possibilmente, perché sono certo che, se ciò accadesse, il mondo sarebbe un posto migliore o quanto meno non peggiore di quanto non sia oggi. Ma, al contempo, voglio e mi auguro che le donne di potere facciano le donne, e non “di potere” ma le donne, punto. In tutto ciò che sono e che di bello sanno manifestare ma pure nei loro difetti, che non trovo affatto peggiori di quelli di noi uomini. D’altro canto nessuno è perfetto ma in troppi, maschi, ci tengono a dimostrare quanto poco lo siano. E un mondo dove vi siano uomini potenti che si sentono liberi di dire a colleghe donne (meno potenti) che loro non si sono mai fatti comandare da una donna è inesorabilmente destinato alla barbarie e al disastro finale. Nel quale ci finiamo tutti, uomini e donne.
Mentre su certe montagne alcuni amministratori pubblici privi di sensibilità verso i propri territori realizzano – o vogliono realizzare – nuove strade a gogò prive di utilità ma con fini meramente turistici, su altre montagne fortunatamente strade simili vengono fermate da sentenze giuridiche e, ancor prima, dalla massa critica e dalla cittadinanza attiva di molti appassionati di montagna, del luogo e non.
È il caso esemplare del Vallone di Sea, in Piemonte, straordinario esempio di scenario incontaminato delle Alpi italiane il cui territorio dalla frazione Forno Alpi Graie del Comune di Groscavallo (Torino) giunge ai 3.100 m del Colle di Sea, segnando il confine di stato con il dipartimento francese della Savoia. Il Vallone rappresenta uno degli angoli più suggestivi e selvaggi dell’intero arco alpino, peraltro molto vicino a realtà naturalistiche di grande fama come il Parco Nazionale del Gran Paradiso e il Parc National de la Vanoise in territorio francese. Grazie alle sue pareti ricche di fessure e di spigoli strapiombanti, Sea è considerato uno dei più rinomati paradisi dell’arrampicata delle Alpi occidentali, sempre più conosciuto a livello nazionale e internazionale.
Nel Vallone il Comune di Groscavallo avevo progettato una strada forestale larga due metri e mezzo che avrebbe permesso di raggiungere un alpeggio situato a 1500 metri di quota: ma si trattava di un terreno non più utilizzato e difficilmente recuperabile a fini di pastorizia, il che fa immaginare che vi fossero altri fini, molto meno consoni al luogo, alla base della strada. La Regione Piemonte aveva espresso un parere tecnico contrario all’opera per i pericoli di frane, valanghe e smottamenti presenti in loco, ma il Comune si era appellato ad una recente legge (n. 10 del 4 aprile 2024) sempre emanata dalla stessa Regione (!) che ha trasferito ai sindaci la competenza per autorizzare interventi su aree inferiori ai 10000 metri quadrati o scavi sotto i 5000 metri cubi.
Fortunatamente il TAR del Piemonte ha invece bloccato definitivamente la strada in forza dei numerosi errori progettuali e delle contraddizioni nelle valutazioni tecniche condotte dall’amministrazione di Groscavallo, oltre che per vari cavilli burocratici. I giudici amministrativi hanno accolto il ricorso dell’Associazione Tutela Ambientale (ATA), che aveva riunito sotto il proprio ombrello una larga fetta non solo della comunità, ma anche degli appassionati di alpinismo ed escursionismo, tra cui il Gruppo Valli di Lanzo in Verticale, il Collettivo Workless, Mountain Wilderness, le sezioni Torino e UGET Torino del Club Alpino Italiano, la Scuola di Alpinismo Giusto Gervasutti, il Club Alpino Accademico Italiano Gruppo Occidentale. Un merito fondamentale va dato alla tenacia dei rappresentanti dell’ATA, piccolissima associazione che ha saputo scardinare il troppe volte perverso meccanismo dei fondi pubblici erogati a pioggia per opere prive di utilità e dall’impatto inaccettabile: un meccanismo visto da certe amministrazioni come la manna dal cielo senza che venga posto il benché minimo dubbio sui reali bisogni che il territorio e la cittadinanza invece richiedono.
La notizia, dunque, è ottima sotto molti punti di vista, ma non tutti. Già, perché in realtà è triste constatare che troppo spesso sulle nostre montagne vi siano amministrazioni pubbliche che impongono opere palesemente sbagliate e nocive per i territori manifestando la carenza di sensibilità, competenze, attenzione e visioni verso le loro stesse montagne. E se è bellissimo ciò che le comunità civile che ha fatto massa critica ha saputo ottenere, è triste pensare che dove non vi sia una tale mobilitazione dal basso e la volontà di agire attivamente contro certe opere, i loro promotori hanno ben pochi ostacoli da affrontare e sovente al riguardo possono fare il bello e il cattivo tempo. Inoltre, è altrettanto triste accertare che in Italia, per contrastare tali opere così sbagliate quando non disastrose per i territori cui vengono imposte, si debba essere assistiti da studi legali e andare per le vie legali, dunque che la voce della ragione di coloro che veramente hanno a cuore le sorti dei territori in questione rimanga spesso inascoltata e magari pure sbeffeggiata o censurata. Dov’è la democrazia, in questi casi? Che fine fa la rappresentanza politica? E tutte le belle parole istituzionali sulla sostenibilità e la salvaguardia ambientale?
In ogni caso quella che giunge dal Vallone di Sea è una bellissima notizia e un caso esemplare, come dicevo, perché dimostra che certi disastri sulle montagne si possono fermare se lo si vuole e ci si impegna con passione per ottenerlo. Per questo ulteriore motivo da oggi Sea diventa un luogo ancora più emblematico delle e per le montagne italiane, da guardare con grande ammirazione e dal quale farsi fattivamente ispirare.
N.B.: le informazioni per la redazione di questo articolo le ho tratte dalle seguenti fonti:
[Dal Monte San Primo verso le Alpi svizzere, dicembre 2025.]
Percorrendo un sentiero, risalendo un crinale, attraversando un prato o una foresta, raggiungendo una cima, immergendo i piedi in un torrente, osservando il volo dell’aquila o udendo il fischio del camoscio, io subisco una trasformazione panica e a poco a poco divento tutt’uno con l’ambiente circostante. Sento di entrare in una simbiosi primordiale con l’anima mundi platonica. È un richiamo atavico irresistibile. I passi cadenzati e il ritmo del respiro sono un mantra e più a lungo cammino nella natura più forte si manifesta il legame tra il gesto concreto e il contatto con l’assoluto, quel sacramentum che per gli antichi Romani aveva anche il significato di giuramento, atto di fedeltà. La sacralità della Montagna sta nel riconoscere che c’è qualcosa di più grande e inconoscibile attraverso le nostre attuali conoscenze, e questa sacralità merita il rispetto più grande.