Mi addolora molto leggere della scomparsa per un male incurabile di Antonio Carminati, tra i fondatori e poi direttore del Centro Studi Valle Imagna, una delle associazioni di valorizzazione della cultura del territorio valdimagnino (ricerche, pubblicazioni, convegni, mostre, programmi di sviluppo) e di tutela dell’identità e dell’ambiente locali tra i più attivi e fattivi che abbia mai avuto la fortuna di conoscere – peraltro di uno dei territori montani più peculiari delle Prealpi lombarde.
Scrittore, appassionato studioso di storia, custode dell’antica ruralità valdimagnina – anzi, mi verrebbe da definirlo manifestazione terrena del Genius Loci della valle – e instancabile organizzatore di iniziative culturali d’ogni sorta, Carminati era una persona di notevole carisma, rara intelligenza, grande valore umano e innumerevoli passioni, qualità che si percepivano appena lo si aveva di fronte ma ciò senza che mai venisse meno la più grande affabilità e cordialità che sapeva riservare a tutti. D’altro canto la visione culturale della montagna – la sua, quella della Valle Imagna in primis ma pure delle Terre alte in generale – che poneva alla base di ogni sua attività è sempre stata tra le più avanzate, lucide, olistiche, pragmatiche, custode della storia passata, sensibile al presente ma sempre tesa al futuro e al contempo animata da un’inestimabile energia civica e politica nel senso più alto e nobile del termine. Così Antonio l’aveva riassunta, questa sua visione culturale, in un’intervista di qualche anno fa nella quale ricordava i motivi che portarono alla nascita del Centro Studi:
L’obiettivo è stato quello di creare le condizioni per far dialogare gli elementi culturali con quelli economici e di governo del territorio: una cultura dunque che, nella sua accezione di laboratorio di pensiero e spazio di incontro tra le persone, si confronta costantemente con le istituzioni locali e le imprese, così da riscoprire e valorizzare gli elementi dell’identità e migliorare le condizioni di vivibilità di contrade e paesi.
Ci siamo ritrovati di recente, quando mi ha invitato a tenere una conferenza per una rassegna del Centro Studi Valle Imagna ancora in corso: la sofferenza di cui pativa era evidente e angosciante ma la sua presenza restava forte, carismatica, brillante, illuminante. Se già in passato ogni occasione nella quale ci siamo ritrovati insieme l’ho ritenuta un privilegio raro dal quale ho avuto sempre molto da imparare, di quest’ultimo, recente incontro con Antonio, pur percependo inevitabilmente la gravità del suo stato di salute, ho subito pensato che fosse un ennesimo dono che mi stava concedendo, grazie al quale le sue già risapute qualità mi sono sembrate se possibile ancora più grandi e di valore. Un dono la cui gratitudine ora è uno vibrante sprone a portare avanti, per quanto potrò e saprò fare, ogni ispirazione e ogni iniziativa che con il suo lavoro in generale e per il Centro Studi Valle Imagna in particolare, nonché con la sua inestimabile umanità, mi ha saputo ispirare, indicare e insegnare.
Sempre, nei miei incontri pubblici sui temi del paesaggio affermo – e l’ho fatto anche nella recente conferenza citata parlando del territorio valdimagnino – che noi siamo il paesaggio e il paesaggio è noi. Ecco, Antonio Carminati era la Valle Imagna: ora sta a tutti noi (abitanti e non ovvero chiunque al luogo sia in qualche modo legato) di fare che la Valle Imagna resti sempre Antonio Carminati e la sua memoria imperitura diventi per essa luogo, identità, anima, vita.







