Un’incantevole oasi verde circondata da alte montagne

[Maloja, vista d’insieme del paese da una collina che domina il lago di Sils con l’Hotel Palace (ex Hotel Kursaal), in primo piano la strada lungo la riva del lago fino a Maloja, anno 1906, pubblico dominio. Fonte: Swiss National Library.]

Maloja si trova a 1810 metri sul livello del mare ed è un’incantevole oasi verde circondata da alte montagne. A sinistra ci guarda dall’alto la piramide di roccia scura del Lunghin, a destra si alzano le cime della Margna e del Forno. Al di là della valle ci salutano le gigantesche montagne della Bregaglia, mentre verso l’Engadina si allunga armoniosamente il Lago di Sils. È un tranquillo angolo di paradiso dove si ha l’impressione che nell’aria aleggi il ricordo dei milioni d’anni trascorsi dai tempi degli sconvolgimenti post-glaciali. È come se, sopra quell’altopiano derubato delle sue acque e intorno a quelle cime, si celebrasse il creato. Solo il silenzio dell’alta montagna, meglio di qualsiasi idioma, riesce a parlare alle persone in maniera così penetrante. Ma fino a quando sarà in grado Maloja di preservare questa sua solennità? In parte è già andata perduta per colpa del turismo e della speculazione che pare abbia scoperto le potenzialità economiche dell’immensa riserva d’acqua del Lago di Sils.

[Silvia Andrea (Johanna Garbald-Gredig), La Val Bregaglia. Escursioni nel paesaggio e nella sua storia, Edizioni Casagrande, 2016, pagg.17-18. Orig. Das Bergell. Wanderungen in der Lansdchaft und ihrer Geschichte, 1901-1920. A breve vi racconterò di più di questo meraviglioso volumetto scritto a inizio Novecento da un’autrice engadinese tanto mirabile quanto pressoché sconosciuta, almeno al di qua del confine elvetico.]

«La montagna è di tutti!»

[Quest’immagine è tratta da un bellissimo post della pagina Instagram di divulgazione ambientale betula_stuff, dove lo potete leggere per intero – cliccate sulle immagini; qui trovate il loro sito web.]
Molte volte, dietro certe infrastrutture turistiche quanto meno opinabili che vengono realizzate in montagna, viene posto un “pensiero” che poi regolarmente si manifesta in forma parecchio dogmatica quando si cerca di osservare la criticità delle opere: «la montagna è di tutti!». Per cui, via con le ciclovie larghe come strade che raggiungono luoghi alpestri incontaminati e spesso spianano sentieri storici o, viceversa, guai a invocare la chiusura di certi percorsi stradali o alpestri perché troppo affollati e per ciò degradati – e degradanti i luoghi che attraversano. «La montagna è di tutti!» ripetono i promotori di quelle opere, «tutti hanno il diritto di poterci andare e di godere delle sue bellezze!» Affermazioni che in realtà nascono ben altri fini – o ben altri affarismi, per meglio dire – le cui parole a loro volta “spianano” le montagne, la loro cultura, l’anima peculiare, in maniera oltre modo pericolosa perché basate sul principio del “si può fare tutto”. L’esperienza montana non conta più, nemmeno la fatica che dava valore alla meta raggiunta e tanto meno la relazione con i luoghi: bisogna arrivarci, punto. E farlo il più agevolmente possibile perché più persone possibili possano farlo. Allora spianiamole tutte queste montagne maledettamente ripide, accidentate, aspre! Chi siamo noi per poter dire che lassù ci si può arrivare solo se ben allenati dopo qualche ora di cammino o soltanto con un’adeguata tecnica ciclistica oppure alpinistica, oltre che con la dovuta consapevolezza del luogo e del contesto? «La montagna è di tutti, tutti ci devono poter salire!»

Questi pensieri, purtroppo spesso articolati proprio dalle amministrazioni comunali di montagna in una deriva culturale inquietante e irritante, rappresentano una delle più gravi mancanze di rispetto nei confronti dei territori montani anche in forza del suo carattere istituzionale. Dimenticano totalmente di considerare il senso del contesto, come se la montagna fosse un ambito uguale agli altri, soprattutto a quelli cittadini, alterano il valore stesso della presenza umana sui monti basata da sempre e inevitabilmente sul dialogo con i luoghi e le condizioni ambientali, tralasciano – con molto ipocrisia – di proferire quelle affermazioni nella loro forma completa: la montagna è di tutti quelli che la rispettano. E lo fanno perché, per realizzare certi progetti, sanno benissimo che il rispetto per la montagna è un ostacolo e non deve essere contemplato, anzi: lo si deve alimentare, spingendo anche i fruitori di quei progetti a dimenticarlo.

[Le orripilanti passerelle metalliche piazzate nel 2022 sul Piz di Olda, a oltre 2500 metri di quota in Valla Camonica, pur di farci arrivare i cicloturisti – ne avevo scritto qui. Fortunatamente poi vennero tolte ma per la mancanza delle autorizzazioni necessarie, non per la loro palese dissennatezza.]
Ma a qualsiasi diritto corrisponde un dovere: ha il diritto di salire sulle montagne chiunque manifesti il dovere di rispettarle. Altrimenti non può salire, fine della storia. Il mondo è grande, di altri posti belli nei quali divertirsi ce ne sono a iosa. E quando certe amministrazioni pubbliche proferiscono le succitate affermazioni pur di giustificare e realizzare i loro progetti, dimostrano di avere annullato il diritto di amministrare le loro montagne. D’altro canto il voto elettorale è un dovere che garantisce il diritto di scegliere chi si ritiene possa fare del bene ai propri territori. Se questa corrispondenza si rompe, viene rotta ogni altra cosa conseguente. Punto.

Il futuro della montagna passa (anche) da Milano, sabato 14 marzo

Sabato 14 marzo, alle 11.30, sarò a Milano, nell’ambito della fiera “Fa’ la cosa giusta”, per partecipare all’incontro Nevediversa. La montagna e il clima che cambia, organizzato e curato da Legambiente.

Nell’anno delle Olimpiadi Invernali di Milano Cortina gli impianti sciistici continuano a rimanere aperti grazie all’innevamento artificiale e a significative sovvenzioni pubbliche; i ghiacciai, fondamentale riserva idrica, ma anche elementi di garanzia per la stabilità della montagna, si stanno ritirando drammaticamente; le discussioni sulla necessità di una transizione a nuovi modelli turistici, oltre che ecologici, sono frequenti ma di rado dalle parole si riesce a passare ai fatti. In tale realtà, comune a tutti i territori montani italiani, quali sono le prospettive per il futuro? Quali alternative si possono proporre per tutelare le economie della montagna e allo stesso tempo garantire la tutela degli ambienti e il rispetto delle misure di lotta al cambiamento climatico?

Ne discuteremo con il climatologo e divulgatore scientifico Luca Mercalli, Vanda Bonardo responsabile Alpi Legambiente e presidente CIPRA Italia, il responsabile Turismo di Legambiente Sebastiano Venneri e con il sottoscritto in qualità di studioso dei paesaggi montani e curatore – insieme alla stessa Bonardo e a Maurizio Dematteis, direttore dell’Associazione Dislivelli – della Carovana dell’Accoglienza Montana, un progetto in costruzione sotto l’egida di Legambiente Alpi il quale lavora sul nuovo turismo sostenibile e consapevole che si sta sviluppando un po’ ovunque sulle Alpi italiane con crescente successo.

Sarà un appuntamento (segnatevelo!) che, ne sono certo, garantirà ottimi e interessanti approfondimenti sui temi citati, assolutamente fondamentali per il futuro delle nostre montagne e per l’intera Italia – un paese in gran parte proteso nel mare ma fatto quasi tutto di montagne, è bene non dimenticarlo!

Come sempre, se potrete partecipare, sarà bello incontrarci e chiacchierare insieme peraltro in un evento come “Fa’ la cosa giusta” estremamente interessante da visitare. Trovate qui tutte le info sulla fiera e su come visitarla, mentre qui potete prenotare il biglietto d’ingresso gratuito.

Dunque, ci vediamo il 14 marzo a Milano!

MONTAG/NEWS #20: in “viaggio” tra le più recenti notizie delle montagne

Come fare un viaggio attraverso le montagne europee e alcune delle loro realtà più significative: dai suggestivi e affascinanti Grotti di Cama, nel Grigioni italiano, ai Pirenei e alle loro stazioni sciistiche che cambiano pelle per affrontare la crisi climatica, ad un podcast pluripremiato che racconta l’anima nera delle Alpi, alla sempre più famigerata pista di bob olimpica di Cortina e allo sfavore montante in Svizzera verso la candidatura per i Giochi del 2038, fino alla “febbre” che anche il mese di febbraio appena concluso ha manifestato…

Ecco, è questo il “viaggio” tra le notizie della settimana che vi propone la nuova mini-rassegna stampa di alcuni dei fatti di montagna più interessanti sui quali si è scritto in rete e sulla stampa nei giorni scorsi, con i link diretti alle fonti originarie così da poterle approfondire a piacimento. Le notizie più recenti le trovate sulla home page del blog nella colonna di sinistra, costantemente aggiornata; qui invece trovate il loro archivio permanente.

Come sempre, buone letture e buoni approfondimenti!


(Immagine tratta da www.ticinotopten.ch.)

LA LODEVOLE FONDAZIONE CULTURA E TERRITORIO DI CAMA

La salvaguardia delle radici culturali del territorio per costruire il futuro. È questa la missione che guida da anni l’operato della Fondazione Cultura e Territorio di Cama, divenuta ormai un punto di riferimento per la conservazione del patrimonio naturale e culturale del Moesano, nella Svizzera italiana. Un impegno costante e variegato che spazia dall’architettura rurale – con la cura dei famosi Grotti di Cama – alla cura dei sentieri, alla letteratura e all’arte e che, grazie alla stretta collaborazione con le autorità locali, permette alla Fondazione di svolgere un lavoro capillare che intreccia passato e presente, offrendo alla comunità di Cama e ai visitatori la possibilità di vivere appieno la bellezza del suo territorio.


ANCHE IN FRANCIA LO SCI DEVE FARE SPAZIO ALLE ATTIVITÀ PIÙ SOSTENIBILI

Sui Pirenei francesi, nella valle di Ossau (Nuova Aquitania), lo sci fa i conti con la crisi climatica: la stazione sciistica di Artouste, dotata di 25 km di piste tra 1400 e 2100 metri di quota, ha visto il suo modello turistico storico vacillare a causa della sempre maggiore scarsità di neve. Ma invece di affidarsi esclusivamente allo sci, Artouste ha intrapreso una profonda trasformazione: diversificazione annuale, una valutazione completa dell’impronta di carbonio, riduzione delle emissioni di gas serra e nuove partnership territoriali. Questa strategia deliberata, sostenuta dall’ADEME (Agenzia francese per la transizione ecologica) e mirata a stabilizzare l’economia locale senza esacerbare la pressione climatica, sta ottenendo un successo crescente.


UN PODCAST PLURIPREMIATO CHE RACCONTA «L’ANIMA NERA» DELLE ALPI

Sono molto contento per – e faccio i complimenti a – Simona Sala, il cui podcast “Sennentuntschi. Un viaggio nell’anima nera delle Alpi“, curato da Olmo Cerri, ha ricevuto domenica sera una menzione speciale al SonOhr Radio & Podcast Festival 2026 di Berna, il principale festival del settore in Svizzera. La giuria ha scelto di premiare Sennentuntschi «per il suo modo di raccontare una leggenda delle nostre montagne al tempo stesso informativa, immersiva e profondamente coinvolgente.» Una leggenda alpina vecchia di 500 anni, inquietante e oscura ma che forse così leggendaria e lontana nel tempo non è, anzi. Da ascoltare.


LA PISTA DI BOB DI CORTINA È GIÀ IN STATO DI QUASI ABBANDONO

Un rapporto di 45 pagine redatto a ridosso della fine delle Olimpiadi evidenzia una serie di problemi alla struttura con danni stimati ben oltre il milione di Euro, così gravi da far saltare i campionati italiani originariamente previsti dal 10 al 12 marzo. Il documento descrive un impianto trovato in condizioni di “quasi abbandono” a pochissimi giorni dalla fine delle gare, con spazi lasciati malmessi e diversi locali con strumentazioni da centinaia di migliaia di Euro trovati aperti. Come può un’infrastruttura appena utilizzata per un evento mondiale presentare danni per oltre un milione di Euro nel giro di poche settimane? La risposta, quale che sia, temo la dica lunga su cosa sono state realmente le Olimpiadi appena concluse.


LA FEBBRE (ALPINA) DI FEBBRAIO

Complice il divenire della crisi climatica, il mese di febbraio 2026 nelle Alpi è risultato in tutti i fattori meteoclimatici decisamente fuori asse rispetto alle medie storiche. Le stazioni di rilevamento di Meteosvizzera, ottimo riferimento per tutta la catena alpina, hanno fotografato una situazione più calda del solito: la temperatura media è stata di 1,3 °C, oltre 3,2 gradi sopra il valore medio del periodo di riferimento 1991-2020; febbraio 2026 figura attualmente tra i cinque mesi più caldi mai registrati in Svizzera dal 1864 a oggi. Ha piovuto e nevicato più del solito (per fortuna) ma con modalità del tutto discoste dalla consueta linearità stagionale e c’è stata meno luce solare, tutto ciò palesando di nuovo la condizione di hotspot climatico delle Alpi.


OLIMPIADI, GIGANTISMO O FESTA DELLO SPORT?

Come anticipavo in MONTAG/NEWS #13, la Svizzera vorrebbe ricandidarsi a ospitare le Olimpiadi invernali nel 2038, nonostante negli anni passati vari referendum popolari avevano bocciato le candidature proposte. Al momento la Confederazione Elvetica è l’unica candidata in dialogo con il CIO (il che fa ben capire come ormai il grande evento olimpico sia visto più come un fastidio che come un’opportunità), ma anche stavolta il dissenso non manca, sia da parte di alcuni Cantoni – Grigioni in primis – sia della popolazione: i sondaggi danno il “NO” maggioritario, e uno recente della RSI, l’emittente nazionale svizzera, che chiedeva se considerare le Olimpiadi Invernali “gigantismo” o “festa dello sport” ha visto prevalere il primo giudizio per il 54%.

Donne, non ce le avete le palle voi!

[Ho chiesto a Google Gemini di creare un’immagine che desse l’idea di donne che comandano cose. Questo è il risultato.]
Siamo nel 2026, la Santa Inquisizione per fortuna è finita da qualche secolo e i diritti fondamentali delle donne sono stati da tempo diffusamente riconosciuti (beh.. più o meno, e non solo nei paesi più illiberali): ma su 196 stati ufficialmente riconosciuti come tali al mondo (incluso Taiwan), oggi le donne occupano i ruoli di capo di stato o di governo in soli 25 paesi. In totale, si contano 19 donne Capo di Stato e 22 donne Capo di Governo a livello globale (considerando che in alcuni sistemi i ruoli possono sovrapporsi o essere distinti – sono dati ufficiali di UN Women riferiti al 1° gennaio 2025).

In pratica, a livello globale solo il 12% delle nazioni mondiali è guidata da una donna: poco più di un paese ogni dieci.

Secondo me è anche per questo che il mondo attuale va così male, governato com’è da uomini intellettualmente e umanamente rozzi, boriosi, prepotenti, ipocriti, ignoranti, immaturi, meschini, cialtroni. Non serve fare nomi dacché tanto ce sono ovunque, al governo dei nostri paesi e città come delle superpotenze planetarie.

Ovviamente tutte le “peculiarità” succitate le potrebbe manifestare anche una donna: ma sta proprio qui, a mio parere, il nocciolo della questione. Nocciolo di cui colgo alcuni aspetti interessanti e significativi che elenco di seguito:

  1. Certo, ci sono comunque casi di donne di potere arroganti, ipocrite, ignoranti eccetera. Ma visto quante poche ce ne siano, al comando delle istituzioni sia su scala globale che a livello locale, il loro numero fa molto meno statistica di quello degli uomini e di ciò che comporta nella realtà corrente del mondo.
  2. Visto come va il mondo, e quante poche donne lo comandano, se ce ne fossero di più al potere avremmo ben poco da perdere rispetto allo stato attuale delle cose, anzi: le qualità riconosciute delle donne facilmente genererebbero molti più benefici che svantaggi.
  3. In ogni caso, quando una donna al potere manifesti le suddette peculiarità così diffuse tra i potenti maschi, spesso è dovuto al fatto che la donna in questione non sta facendo la donna ma si sta adeguando al modus operandi del potere maschile. Sta facendo l’uomo, insomma. Perché si adegua allo stato delle cose, appunto, perché vuole dimostrare di non essergli inferiore, vuole evitare di sentirsi delegittimata dalla cultura dominante diffusa e sfuggire dai conseguenti stereotipi…
  4. D’altro canto, come scrive Martina Carone qui, «nella rappresentazione implicita del potere la leadership è ancora associata a tratti maschili: assertività, decisionismo, controllo», per questo a volte la donna, ottenuto un ruolo di comando, sembra vogliosa di dimostrare di avere le palle pure lei. Commettendo così un tragico errore, perché le palle non le ha, per fortuna. Ha ben altro di meglio, e quando se lo dimentica finisce per giustificare implicitamente – cito ancora Cardone – «l’idea che il potere non sia neutro, che abbia un sesso di default. E che le donne, per starci, debbano continuamente giustificarsi».

Dunque, io voglio e mi auguro che le donne al potere nel mondo diventino molte di più, la maggioranza possibilmente, perché sono certo che, se ciò accadesse, il mondo sarebbe un posto migliore o quanto meno non peggiore di quanto non sia oggi. Ma, al contempo, voglio e mi auguro che le donne di potere facciano le donne, e non “di potere” ma le donne, punto. In tutto ciò che sono e che di bello sanno manifestare ma pure nei loro difetti, che non trovo affatto peggiori di quelli di noi uomini. D’altro canto nessuno è perfetto ma in troppi, maschi, ci tengono a dimostrare quanto poco lo siano. E un mondo dove vi siano uomini potenti che si sentono liberi di dire a colleghe donne (meno potenti) che loro non si sono mai fatti comandare da una donna è inesorabilmente destinato alla barbarie e al disastro finale. Nel quale ci finiamo tutti, uomini e donne.